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Notizie generali
Palazzo Renata di Francia. Cortile interno con statua di Alberto d'Este Lo Studio ferrarese trae la propria origine dalla bolla di Papa Bonifacio IX del 4 marzo 1391 con cui, rispondendo alla richiesta avanzata dal marchese Alberto d’Este, si concede che in Ferrara sorga un’università dotata delle facoltà di teologia, di diritto e di medicina, con gli stessi privilegi riconosciuti ai docenti e agli studenti degli Studi generali di Bologna e di Parigi. In realtà i primi decenni di vita dell’Ateneo ferrarese furono caratterizzati da un alternarsi di chiusure e di riaperture dovute a motivi economici e politici; la prima riforma significativa si ebbe ad opera di Leonello d’Este, che nel 1442 istituì la magistratura dei riformatori dello studio. L’Università di Ferrara conobbe periodi di grande splendore in corrispondenza delle fasi più alte della vita culturale cittadina e in parallelo con le epoche di massimo sviluppo della cultura umanistica presso la corte degli Estensi; furono docenti a Ferrara gli umanisti Guarino da Verona (†1460) e Celio Calcagnini (†1541), i medici Nicola Leoniceno (†1524) e Antonio Musa Brasavola (†1555) e il giurista Andrea Alciato (†1550), e vi fu studente Nicolò Copernico (†1543).
Con la devoluzione di Ferrara alla Santa Sede nel 1598, anche l’Università venne inquadrata nelle strutture politiche e negli ambiti legislativi dello Stato pontificio: dopo la conferma dei suoi privilegi e statuti con il breve Romanum decet Pontificem del 12 giugno 1600, l’Università ebbe nuove costituzioni nel 1613; tuttavia il ‘600 e il ‘700 furono secoli di ripiegamento e di sostanziale decadenza. Le riforme compiute dal cardinal d’Elci nel 1742 e dal cardinal Spinola nel 1771 cercarono di adeguare almeno in parte l’Ateneo ai mutamenti dei tempi, ma senza particolari successi. Con l’avvento delle forze rivoluzionarie prima e del potere napoleonico poi, anche l’Università di Ferrara si adeguò al mutato contesto, con significative innovazioni come l’istituzione di una cattedra di diritto costituzionale affidata a Giuseppe Compagnoni; tuttavia il persistere di un basso numero di studenti portò nel 1803 alla trasformazione dello Studio ferrarese in liceo senza più facoltà di concedere titoli dottorali.
Stemma dell'Università degli Studi di Ferrara
L’Ateneo di Ferrara venne però ripristinato con le sue tradizionali facoltà di teologia, di legge e di medicina all’inizio dell’età della Restaurazione, nel 1816, e fu quindi inquadrata tra le università pontificie secondo la bolla Quod divina sapientia emanata da Papa Leone XII nel 1824. Percorsa dai moti risorgimentali nel 1831 e nel 1848, che videro la partecipazione di diversi studenti, l’Università di Ferrara mutò significativamente la sua natura istituzionale all’atto dell’Unità d’Italia: a parte la scontata soppressione della facoltà di teologia, l’Ateneo ferrarese fu uno dei pochi riconosciuto in via sperimentale quale “Università libera”, quindi non subordinata gerarchicamente in maniera stretta al Ministero della pubblica istruzione ma neppure finanziata direttamente dallo Stato, e quindi dipendente per il suo mantenimento dai contributi non obbligatori degli enti locali (Provincia e Comuni). Questo fece si che la volontà di interrompere l’erogazione dei contributi da parte di questi enti mettesse a più riprese a rischio la sopravvivenza dell’Università, in particolare nel 1867. A partire dalle solenni celebrazioni per il V centenario dell’Ateneo, tenutesi nel 1891-1892, questo conobbe però un nuovo sviluppo, soprattutto attraverso il maggior vigore riconosciuto agli studi scientifici nel favorevole clima positivistico, che portò all’istituzione di un laboratorio di chimica agraria (1900) e di scuole speciali per l’industria saccarifera e per la polizia scientifica (1904), e che vide un nuovo, progressivo incremento delle iscrizioni.
Dopo la bufera della Prima guerra mondiale, durante la quale persero la vita in combattimento ben 36 studenti dell’Università ferrarese, anche questa fu rapidamente e sostanzialmente “fascistizzata”, e conobbe una fase di ulteriore sviluppo economico e strutturale grazie allo spiccato favore che si poté procurare attraverso l’influente “protezione” assicuratale da Italo Balbo. Il gerarca ferrarese, d’intesa con il rettore Pietro Sitta, si adoperò perché presso l’Ateneo di Ferrara fosse ripristinata integralmente la facoltà di medicina, dapprima soppressa nel 1923, ma anche perché fossero istituiti prima un corso di laurea in scienze sociali e sindacali, e poi una scuola di perfezionamento in scienze corporative, strettamente connesse all’ideologia di regime. L’Università di Ferrara giunse infine alla scelta di abbandonare lo status di “Università libera” e divenne “Università regia” - quindi statale a tutti gli effetti - il 28 giugno 1942, quando venne anche intitolata alla memoria dello stesso Balbo. Terminata la Seconda guerra mondiale, durante la quale di nuovo decine di studenti persero la vita sui vari fronti e nella lotta partigiana, l’Università di Ferrara ha conosciuto più decenni di sviluppo e di crescita quantitativa e qualitativa delle sue strutture e delle sue potenzialità scientifiche e didattiche.

Palazzo Renata di Francia. Entrata d' onore

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ultima modifica: 29-03-2012
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